Ogni volta che usiamo un’app lasciamo delle informazioni.
Alcune le forniamo direttamente: il nostro nome, una fotografia, la data di nascita o un indirizzo email.
Altre vengono generate mentre utilizziamo il servizio: cosa guardiamo, cosa cerchiamo, quanto tempo rimaniamo su un contenuto, con chi interagiamo.
Altre ancora possono provenire dal dispositivo, per esempio la posizione, il modello dello smartphone o alcuni identificativi tecnici.
Ma quante di queste informazioni conosciamo davvero?
Scegli un’app
Prendi lo smartphone e scegli un’app che utilizzi abbastanza spesso.
Può essere un social network, un gioco, un’app di messaggistica, una piattaforma video, un’app per ascoltare musica o qualsiasi altro servizio.
Non devi inserire qui password, username o altre informazioni personali.
Ora prova a indagare.
1. Quali informazioni le ho dato io?
Pensa a quando hai creato l’account e a quello che hai fatto successivamente.
Potresti aver fornito, per esempio:
- nome o nickname;
- indirizzo email;
- data di nascita;
- fotografia;
- numero di telefono;
- contenuti che hai pubblicato.
Non tutte le app chiedono le stesse informazioni.
Quali hai fornito tu?
2. A cosa può accedere sul mio dispositivo?
Controlla le autorizzazioni dell’app nelle impostazioni dello smartphone.
Potresti trovare accessi a:
- fotocamera;
- microfono;
- fotografie;
- posizione;
- contatti;
- notifiche.
Non significa necessariamente che l’app utilizzi continuamente tutto ciò a cui è autorizzata ad accedere. La domanda interessante è un’altra:
quali autorizzazioni sono necessarie per quello che faccio con quell’app?
Se, per esempio, un’app deve scattare una fotografia, l’accesso alla fotocamera ha una funzione evidente. Per altre autorizzazioni la risposta potrebbe essere meno immediata.
Quali informazioni produco usandola?
C’è poi una categoria meno visibile.
Anche senza compilare un modulo, il nostro comportamento può produrre informazioni.
Per esempio:
cosa guardiamo;
cosa cerchiamo;
su cosa clicchiamo;
con chi interagiamo;
quanto tempo trascorriamo su determinati contenuti.
Questi dati possono servire al funzionamento del servizio, alla personalizzazione, alla sicurezza, alle statistiche o, a seconda del servizio, alla pubblicità.
Prova a individuare almeno tre informazioni che il tuo utilizzo potrebbe generare.
4. Sono tutte necessarie?
Adesso guarda di nuovo ciò che hai scoperto.
Dividi mentalmente le informazioni in tre gruppi:
Necessarie
Senza queste informazioni alcune funzioni dell’app non potrebbero funzionare.
Utili, ma non indispensabili
Permettono alcune funzionalità aggiuntive, ma forse potresti utilizzare comunque il servizio.
Non so perché servano
Non riesci a capire quale relazione abbiano con ciò che fai nell’app.
Quest’ultimo gruppo è particolarmente interessante.
Non sapere non significa automaticamente che ci sia qualcosa di scorretto. Significa che hai trovato una domanda da approfondire.
5. Adesso scegli
Vai nelle impostazioni della privacy e delle autorizzazioni dell’app.
C’è qualcosa che vuoi modificare?
Non è obbligatorio togliere tutte le autorizzazioni. L’obiettivo dell’attività non è utilizzare meno tecnologia.
L’obiettivo è sapere quali scelte stiamo facendo.
Prima dell’attività la domanda era: “Posso usare questa app?”
Adesso possiamo aggiungerne un’altra: “Quali informazioni sto scegliendo di darle?”
La sfida
Ripeti l’esperimento con una seconda app.
Questa volta scegline una molto diversa dalla prima: se hai analizzato un social network, prova con un gioco, un’app musicale o un servizio di mappe.
Poi confrontale.
Quale conosce più informazioni su di te?
Quale richiede più autorizzazioni?
Riesci a capire perché?
C’è qualcosa che non ti aspettavi?
Non serve arrivare tutti alla stessa risposta. Lo scopo è imparare a fare le domande giuste.
