{"id":400,"date":"2026-06-30T13:42:01","date_gmt":"2026-06-30T11:42:01","guid":{"rendered":"https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/?p=400"},"modified":"2026-06-30T13:42:02","modified_gmt":"2026-06-30T11:42:02","slug":"turi-ci-ha-insegnato-a-giocare-e-cosi-ci-ha-insegnato-a-vivere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/?p=400","title":{"rendered":"Turi ci ha insegnato a giocare. E cos\u00ec ci ha insegnato a vivere"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando si parla di rugby e dei valori che questo sport incarna, \u00e8 impossibile non soffermarsi sulla storia che ha dato origine ai successi del Villa Pamphili. Un percorso nato dalla visione e dalla determinazione di un semplice insegnante di educazione fisica, capace di trasformare lo sport in uno strumento di crescita, inclusione e riscatto.<\/p>\n\n\n\n<h2>Chi era davvero Salvatore Gallo?<\/h2>\n\n\n\n<p>Abbiamo rivolto la stessa domanda ad alcuni dei suoi ragazzi. Le risposte non restituiscono il ritratto di un allenatore qualunque. Raccontano un uomo che ha cambiato il modo di intendere il rugby a Roma e che, attraverso uno sport allora considerato elitario, ha costruito una comunit\u00e0 che esiste ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<h2>Chi era Turi?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"blob:https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/602e172d-01ea-45dc-bf57-80eb61b6e1ee\" width=\"293\" height=\"441\"><\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Un secondo padre.<\/em>\u201d Fabio Di Giovannantonio risponde senza esitazione. <br>Anche Fabrizio Alberti usa parole simili: \u201c<em>Un secondo padre, un fratello maggiore.<\/em>\u201d<br>Paolo Autorino lo descrive invece come \u201c<em>un uomo pacato e signorile<\/em>\u201d che riusciva a trasmettere affetto senza mai ostentarlo.<br>La sensazione \u00e8 che per tutti loro il ruolo di allenatore sia stato quasi secondario.<br>Turi era prima di tutto una presenza.<\/p>\n\n\n\n<h2>Qual \u00e8 il primo ricordo che vi viene in mente?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"225\" height=\"301\" src=\"blob:https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/882d8735-ec8e-4bc7-a14d-d3a238928a13\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"201\" height=\"301\" src=\"blob:https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/943ab044-188c-4a1a-a8ff-e266908f4d00\"><\/p>\n\n\n\n<p>Fabio Di Giovannantonio torna al 1975. \u201c<em>Primo allenamento all&#8217;Acqua Acetosa con il CUS Roma. Ci vede e ci dice: &#8211; Ma voi non siete alunni della scuola Orti di Pace? &#8211; <\/em>\u201d<br>Fabio Negri, invece, lo ricorda a Villa Pamphili: \u201c<em>Partiva a piedi da Piazza Pio XI. Arrivava di corsa al campo e montava tutto da solo. Palloni, attrezzature, perfino le strisce delle serrande per fare le linee del campo.<\/em>\u201d<br>Anche Paolo Autorino conserva la stessa immagine: \u201c<em>Ricordo i grandissimi sacchi pieni di palloni e le corde delle persiane con cui si facevano le righe.<\/em>\u201d<br>Curiosamente, quasi tutti ricordano gli stessi dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Non le partite.<br>Non i risultati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I palloni, le corde, il campo costruito ogni giorno.<br>Come se il messaggio fosse sempre stato l\u00ec: <strong>il rugby bisogna prima costruirlo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2>Com&#8217;era Gallo allenatore?<\/h2>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Nessuna differenza<\/em>\u201d dice Di Giovannantonio. \u201c<em>Gallo \u00e8 un rugbista totale.<\/em>\u201d<br>Negri conferma: \u201c<em>Non distinguevo il professore dall&#8217;uomo, dal presidente o dall&#8217;allenatore. Era sempre concentrato sul suo progetto.<\/em>\u201d<br>Questa fusione tra vita e rugby ritorna continuamente nelle testimonianze. Per Turi non esisteva un momento in cui smetteva di essere educatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il rugby non era una parte della sua vita. Era il modo attraverso cui interpretava la vita.<\/p>\n\n\n\n<h2>Quali valori cercava di trasmettere?<\/h2>\n\n\n\n<p>Qui le risposte diventano quasi unanimi.<br>\u201c<em>Detestava la prestazione del singolo<\/em>\u201d racconta Di Giovannantonio. \u201c<em>Da soli non si va da nessuna parte. \u00c8 il gruppo che conta.<\/em>\u201d<br>Negri ricorda la stessa idea in modo diverso: \u201c<em>Quando ti chiedeva di giocare sapevi che contava su di te non soltanto per il risultato ma per il comportamento e per la personalit\u00e0.<\/em>\u201d<br>Per Turi il rugby non serviva a creare campioni. Serviva a creare persone affidabili. Persone sulle quali gli altri potessero contare.<\/p>\n\n\n\n<h2>C&#8217;era una frase che ripeteva spesso?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"277\" height=\"277\" src=\"blob:https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/2e6a80df-7600-4abc-bd75-c69e7b636187\"><\/p>\n\n\n\n<p>Di Giovannantonio ne ricorda una che sembra quasi una filosofia di vita: \u201c<em>Dobbiamo provare a essere ogni giorno migliori.<\/em>\u201d E aggiunge: \u201c<em>Non era un&#8217;indicazione tecnica. Era il rugby che dava significato alla nostra vita.<\/em>\u201d<br>Negri ne ricorda un&#8217;altra: \u201c<em>Chi arriva prima si riposa due volte.<\/em>\u201d Sembra una battuta. In realt\u00e0 racconta bene il suo modo di vedere il gioco: preparazione, movimento, responsabilit\u00e0.<br>Ma forse la frase pi\u00f9 significativa la ricorda P.T.: \u201c<em>Sta a voi decidere come giocare il pallone.<\/em>\u201d<br>Turi insegnava, ma non voleva esecutori. Voleva persone capaci di scegliere.<\/p>\n\n\n\n<h2>Cosa rendeva diverso il suo rugby?<\/h2>\n\n\n\n<p>Qui emerge forse il lato pi\u00f9 innovativo di Salvatore Gallo.<br>\u201c<em>Non cercava mai il risultato ma il gioco<\/em>\u201d racconta Di Giovannantonio.<br>Negri approfondisce: \u201c<em>Il suo rugby, figlio della scuola Villepreux, non si preoccupava di vincere ma di creare sovranumero, passare la palla, muoversi, arrivare per primi.<\/em>\u201d<br>E ancora: \u201c<em>Non c&#8217;erano ruoli dalla seconda fase in poi. Il primo che arrivava era il mediano, gli altri si schieravano.<\/em>\u201d<br>Per l&#8217;epoca era quasi una rivoluzione.<br>P.T. ricorda: \u201c<em>A quei tempi il rugby aveva altre regole. Ci si menava in campo e fuori. Il pallone spesso era fermo. A lui piaceva vederlo viaggiare.<\/em>\u201d<br>Molte squadre pi\u00f9 forti sulla carta restavano sorprese da quel modo di giocare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Perch\u00e9 Turi non stava insegnando soltanto schemi. <strong>Stava insegnando libert\u00e0 e responsabilit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2>Chi erano i suoi ragazzi?<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"602\" height=\"368\" src=\"blob:https:\/\/odisseanellospaziodigitale.org\/30ff7477-f628-44fb-b6e2-a29130e1234d\"><\/p>\n\n\n\n<p>La risposta pi\u00f9 semplice la d\u00e0 ancora Fabrizio Alberti: \u201c<em>Accoglieva chiunque.<\/em>\u201d<br>Fabio Negri sorride ricordando una battuta diventata leggenda: \u201c<em>Noi diciamo sempre che ha tesserato pure i parcheggiatori abusivi del Tre Fontane.<\/em>\u201d<br>Dietro l&#8217;ironia c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0: Turi non selezionava ma coinvolgeva.<br>\u201c<em>Veniva gente che non si conosceva<\/em>\u201d racconta Negri \u201c<em>e dopo poco erano tuoi amici.<\/em>\u201d<br>Per Di Giovannantonio il criterio era ancora pi\u00f9 semplice: \u201c<em>Chi credeva nel suo rugby era un suo ragazzo.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<h2>Cosa vi ha lasciato?<\/h2>\n\n\n\n<p>Qui le risposte diventano quasi commoventi.<br>\u201c<em>Mi ha dato una prospettiva da rugbista<\/em>\u201d dice Di Giovannantonio. \u201c<em>Ha tolto me e tanti altri dalla strada usando sempre e solo il rugby.<\/em>\u201d<br>Negri racconta che oggi cerca di fare con sua figlia ci\u00f2 che Turi ha fatto con lui: \u201c<em>Le insegno che i risultati sono coerenti con l&#8217;impegno che ci metti.<\/em>\u201d E aggiunge: \u201c<em>Quando vedo un compagno insicuro provo a incoraggiarlo. Cos\u00ec come Turi ha sempre fatto con me.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Forse l&#8217;eredit\u00e0 pi\u00f9 importante \u00e8 tutta qui: Non nelle vittorie e non nelle promozioni, ma nel fatto che i suoi ragazzi, dopo quarant&#8217;anni, continuano inconsapevolmente a fare ci\u00f2 che lui faceva.<\/p>\n\n\n\n<h2>Perch\u00e9 Salvatore Gallo \u00e8 stato un innovatore?<\/h2>\n\n\n\n<p>Nessuno degli intervistati usa questa parola.<br>Eppure tutte le loro risposte portano nella stessa direzione:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li>Turi ha portato il rugby dove non c&#8217;era.<\/li>\n\n\n\n<li>Ha accolto chi normalmente sarebbe rimasto fuori.<\/li>\n\n\n\n<li>Ha promosso il rugby femminile quando quasi nessuno ne parlava.<\/li>\n\n\n\n<li>Ha creduto che il gioco fosse pi\u00f9 importante del risultato.<\/li>\n\n\n\n<li>Ha costruito comunit\u00e0 prima ancora che squadre.<\/li>\n\n\n\n<li>Ha insegnato ai ragazzi a pensare prima che a obbedire.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Forse la sua innovazione pi\u00f9 grande \u00e8 stata questa: aver capito, molti anni prima degli altri, che il rugby non serve a formare giocatori. Serve a formare persone.<br>E, a giudicare da chi ancora oggi lo chiama semplicemente &#8220;Turi&#8221;, ci \u00e8 riuscito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si parla di rugby e dei valori che questo sport incarna, \u00e8 impossibile non soffermarsi sulla storia che ha dato origine ai successi del Villa Pamphili. Un percorso nato dalla visione e dalla determinazione di un semplice insegnante di educazione fisica, capace di trasformare lo sport in uno strumento di crescita, inclusione e riscatto. Chi era davvero Salvatore Gallo? Abbiamo rivolto la stessa domanda ad alcuni dei suoi ragazzi. Le risposte non restituiscono il ritratto di un allenatore qualunque. 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