Non tutto quello che succede in una chat è uno scherzo
Una battuta. Una foto modificata. Un messaggio cattivo. Qualcuno escluso dal gruppo. Decine di emoji contro una sola persona.
In una chat le cose possono succedere molto velocemente.
A volte si ride tutti. A volte ride quasi tutto il gruppo. E qualche volta c’è una persona che non sta ridendo affatto.
Capire quando uno scherzo ha superato il limite non è sempre facile. Ma ci sono alcuni segnali che possiamo imparare a riconoscere.
1. Guarda cosa succede dopo
Non dobbiamo decidere immediatamente se qualcosa sia “bullismo”, “cyberbullismo” oppure soltanto una battuta di cattivo gusto.
Possiamo iniziare da una domanda più semplice:
che effetto sta avendo sulla persona coinvolta?
- Ha chiesto di smettere?
- Ha smesso di rispondere?
- Sta cercando di uscire dalla conversazione?
- Sembra in difficoltà?
La battuta continua anche dopo che è diventato evidente che non è più divertente per tutti?
Uno scherzo condiviso può far ridere. Uno scherzo che continua contro qualcuno che vorrebbe fermarlo è qualcosa di diverso.
2. In una chat non ci sono soltanto due persone
Quando qualcuno viene preso di mira in un gruppo, tendiamo a vedere due ruoli:
chi attacca e chi subisce.
Ma intorno ci sono quasi sempre altre persone.
- Chi aggiunge un’emoji.
- Chi rilancia la foto.
- Chi scrive un’altra battuta.
- Chi guarda senza intervenire.
- Chi cambia discorso.
- Chi scrive privatamente alla persona coinvolta.
Chi dice:
“Basta.”
Anche non essere l’autore del primo messaggio non significa essere fuori dalla situazione.
In uno spazio digitale, ogni reazione può contribuire a far crescere oppure a interrompere ciò che sta accadendo.
3. Non alimentare la situazione
Se ricevi un contenuto che umilia o mette in difficoltà qualcuno, la prima cosa da fare è molto semplice:
non farlo viaggiare ancora.
Non inoltrarlo. Non pubblicarlo altrove. Non aggiungere una battuta soltanto perché lo stanno facendo gli altri. Non mettere una reazione per partecipare alla scena.
Nel digitale basta un gesto molto piccolo per aumentare enormemente il pubblico di qualcosa.
Fermare una catena è già un’azione.
4. Se sta succedendo a te, non devi risolvere tutto nella chat
Quando siamo coinvolti direttamente, può venire spontaneo rispondere subito.
- Difendersi.
- Spiegare.
- Contrattaccare.
- Cercare di convincere il gruppo.
Ma non sempre una chat è il posto migliore nel quale risolvere quello che sta succedendo. Puoi interrompere la conversazione. Puoi silenziare il gruppo. Puoi bloccare un contatto, quando necessario.
E soprattutto puoi uscire dalla chat e parlarne con qualcuno.
- Un genitore.
- Un insegnante.
- Un educatore.
- Un allenatore.
- Un adulto di cui ti fidi.
Chiedere aiuto non significa trasformare automaticamente ogni conflitto in un caso enorme.
Significa non doverlo affrontare da soli.
5. Prima di cancellare, conserva
Quando una situazione diventa seria, viene naturale voler cancellare tutto. Ma alcuni contenuti possono essere utili per ricostruire quello che è successo.
Se è possibile farlo in sicurezza, conserva gli elementi importanti: messaggi, immagini, username, date e orari. Uno screenshot può essere utile.
Questo però non significa creare una nuova raccolta da far circolare.
Conservare non è condividere.
Serve a poter mostrare ciò che è successo alle persone che possono aiutare.
6. Se sei nel gruppo, puoi cambiare la direzione
Non è necessario fare un grande discorso.
A volte bastano poche parole:
“Non fa ridere.” “Basta così.” “Non inoltratela.”
Oppure puoi scrivere privatamente alla persona coinvolta:
“Ho visto quello che è successo. Come stai?”
Può sembrare poco. Ma quando molte persone stanno andando nella stessa direzione, essere la prima a non seguirle può cambiare la dinamica del gruppo.
In una chat non scegliamo soltanto cosa scrivere. Scegliamo anche a cosa dare forza.
Se sei un adulto, prima ascolta
Quando un ragazzo mostra a un adulto una conversazione che lo ha messo in difficoltà, la tentazione può essere quella di intervenire immediatamente.
Oppure di partire con:
“Te l’avevo detto.” “Esci subito da quel gruppo.” “Dammi il telefono.”
Prima di decidere cosa fare, può essere più utile capire.
- Cosa è successo?
- Da quanto tempo succede?
- Chi è coinvolto?
- La situazione continua anche fuori dalla chat?
- Il ragazzo teme qualcosa?
- Cosa vorrebbe che accadesse adesso?
Ascoltare non significa non intervenire.
Significa raccogliere abbastanza informazioni per scegliere un intervento proporzionato alla situazione.
Non ogni litigio è cyberbullismo. Ma ogni disagio merita attenzione.
Una discussione online, un insulto occasionale e una situazione persistente di prevaricazione non sono necessariamente la stessa cosa. Le parole servono a distinguere i fenomeni.
Ma non dobbiamo aspettare di avere trovato l’etichetta perfetta prima di occuparci di una persona che sta male. La prima domanda può essere molto più semplice:
“Cosa possiamo fare adesso perché questa situazione non peggiori?”
La regola dei quattro passi
Quando una chat comincia a fare male, prova a ricordare quattro azioni:
FERMATI
Non reagire d’impulso e non contribuire a diffondere il contenuto.
CONSERVA
Se la situazione è seria, mantieni le informazioni che possono servire a ricostruirla.
PARLANE
Coinvolgi una persona di fiducia. Se sei minorenne, soprattutto quando ci sono minacce, ricatti, immagini intime, diffusione di dati personali o una situazione che continua nel tempo, coinvolgi un adulto.
SEGNALA
Quando necessario, utilizza gli strumenti della piattaforma e chiedi aiuto a chi può intervenire. Nelle situazioni più gravi può essere necessario rivolgersi anche alle autorità competenti.
Prova a cambiare prospettiva
Immagina questa situazione.
In una chat di classe qualcuno pubblica una fotografia imbarazzante di un compagno.
Arrivano tre emoji che ridono.
Qualcuno crea un meme.
Un’altra persona scrive:
“Dai, cancellatela.”
Nessuno lo ascolta.
Tu sei nella chat.
La domanda non è soltanto:
“Chi ha iniziato?”
Prova invece a chiederti:
quante persone, in questo momento, possono cambiare quello che succederà dopo?
Probabilmente sono molte più di due.
